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Le PMI e l’era ESG: il ruolo strategico del CFO nella sostenibilità aziendale

PMI, ESG: CFO

No, non è la fiera delle sigle.

È l’introduzione al tema: come impatta l’ESG nelle PMI? Il punto di vista del CFO.

Acronimi

Ogni tanto, o forse sarebbe meglio dire spesso, una sigla nuova entra nelle nostre esistenze.

Alcune hanno la vita breve (rispetto alla nostra) di un’efemera.

Altre invece si insinuano, magari all’inizio subdolamente, fino a che te le ritrovi davanti quasi ovunque. Le hai viste di sfuggita tante volte che ti pare di conoscerle davvero, di averne meritato la confidenza, di sapere tutto di loro. Allora sei lì lì per salutarle, chiedergli come va, sapere come se la passano e che progetti hanno. Poi però ti fermi perché ti accorgi che non sai nemmeno come in realtà si chiamano, che cosa significano.

Ecco, a noi per esempio, questa cosa è successa con ESG.

Per questo pensiamo e speriamo che possa essere utile, oltre a ripassarlo noi stessi, fornire qualche indicazione in più al riguardo. Immaginiamo dunque di rivolgerci alle aziende, dalle start up alle PMI.

ESG

ESG è l’acronimo di Environmental Social Governance e cioè Ambiente, Sociale e Governo (ma ormai governance è un termine di uso corrente in italiano).

Di certo si tratta di una bella eterogeneità di temi.

Se però non si fa fatica ad accomunare ambiente e sociale sotto lo stesso “cappello”, d’istinto ci viene da chiederci: e che ci azzecca la governance?

Ricorriamo alla “solita” Treccani (www.treccani.it) per fare un po’ d’ordine.

Governance sostantivo inglese. (propriamente. «modo di governo, conduzione»)

Usato in italiano al femminile – Nel linguaggio aziendale, maniera, stile o sistema di conduzione e di direzione di un’impresa.

Se però entriamo nel merito (sempre Treccani) del linguaggio economico apprendiamo che si tratta di:

esercizio dell’autorità, della direzione e del controllo. Può essere riferita all’insieme delle istituzioni formali e informali che regolano l’attività economica e al funzionamento delle organizzazioni economiche.

Con riferimento alle imprese, governance indica il complesso delle regole e dei processi attraverso i quali sono dirette e gestite; la governance si riferisce tipicamente al più alto livello decisionale, include la definizione degli obiettivi, della strategia, dei sistemi di controllo, della struttura organizzativa.

Non ne usciamo con le idee più chiare. Eppure non stiamo giocando a: trova l’intruso.

Tronchiamo questo argomento sfuggevole sostenendo che il fil rouge che unisce questi tre ampi temi è il fatto di essere un insieme di fattori non finanziari. Essi infatti dovrebbero essere presi in considerazione per valutare le prestazioni aziendali in termini di sostenibilità e responsabilità sociale.

E: ambiente

Riguarda le politiche e le pratiche aziendali che influenzano l’impatto ambientale.

Per esempio:

  • l’efficienza energetica;

  • la gestione dei rifiuti;

  • l’inquinamento;

  • il cambiamento climatico;

  • la conservazione delle risorse naturali.

S: sociale

Si riferisce alle pratiche aziendali che influenzano gli impatti sociali come, per esempio:

  • la gestione delle relazioni con i dipendenti;

  • la diversità e l’inclusione;

  • la sicurezza sul lavoro;

  • i diritti umani;

  • la responsabilità sociale verso le comunità in cui operano le aziende stesse.

G: governance

Riguarda l’ampio ambito della struttura di governo aziendale comprese le politiche di gestione, i meccanismi di controllo e la trasparenza nell’operare.

Include anche, a titolo di esempio:

  • la composizione e l’indipendenza del consiglio di amministrazione;

  • le pratiche di remunerazione degli esecutivi;

  • l’etica aziendale;

  • la gestione dei rischi.

La normativa di riferimento

Sono ormai numerose le norme che riguardano in vari modi il tema ESG. Ci limitiamo a segnalarne le principali.

Decreto Legislativo n. 231/2001: disciplina la responsabilità amministrativa delle società per reati commessi nell’interesse o a vantaggio dell’azienda. Incentiva le aziende ad adottare misure di prevenzione della corruzione e a promuovere pratiche aziendali etiche.

Decreto Legislativo n. 254/2016: emesso in attuazione della Direttiva UE 2014/95. Prevede l’obbligo di redazione, a cadenza annuale da parte di imprese e gruppi di grandi dimensioni, di una dichiarazione di carattere non finanziario. L’obiettivo della dichiarazione è di fornire al lettore del bilancio un’informativa integrata e complementare, rispetto a quanto riportato nel bilancio stesso. Essa è necessaria per comprendere l’attività svolta, l’andamento e i risultati conseguiti e porre lo stakeholder nella posizione di poter prendere delle decisioni consapevoli.

Direttiva UE 2022/2464: prevede la redazione della rendicontazione societaria di sostenibilità (Corporate Sustainability Reporting Directive – CSRD) per le aziende con determinati requisiti.

La lettura dell’Agenda Onu 2023 con i suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) consentirà alle aziende di ampliare ulteriormente la propria conoscenza sul tema. I principi ESG sono infatti strettamente legati a questi obiettivi e fungono da guida per le imprese al fine di contribuirne al raggiungimento. Gli scopi principali dell’Agenda sono la fine della povertà, la protezione del pianeta e la garanzia di prosperità per tutti entro il 2030.

Ce la faremo in meno di dieci anni? Noi riteniamo che almeno valga la pena di provarci.

ESG: cosa succederà nel 2024

Dal 2024 la citata CSRD diventerà dunque obbligatoria per tutte le aziende con più di 250 dipendenti, un fatturato superiore ai 50 milioni di euro e un bilancio annuo di almeno 43 milioni. Si tratta dei limiti che, se non superati, definiscono le PMI italiane.

Pertanto queste ultime potranno tirare un sospiro di sollievo? Per ora forse sì ma noi riteniamo che debbano cominciare a prepararsi. Impratichirsi sulle buone pratiche quando non sono ancora vincolanti è infatti un ottimo ed economico allenamento.

Prima o poi infatti il bilancio di sostenibilità diventerà obbligatorio. Arrivarci pronti consentirà di risparmiare. L’investimento in conoscenza infatti permetterà di anticipare i tempi e, siamo certi, costituirà un vantaggio competitivo sotto vari profili a partire dal miglioramento dell’immagine aziendale.

Il bilancio di sostenibilità dovrà contenere, per esempio, informazioni relative a:

  • modello di business;

  • strategie aziendali in materia di sostenibilità;

  • dati sull’utilizzo delle risorse energetiche;

  • livello di salute e sicurezza nell’ambiente di lavoro;

  • parità di genere;

  • rapporti con gli stakeholders e impatto di questi in ambito di sostenibilità;

  • criteri e approcci utilizzati nella gestione dei rischi;

CFO e bilancio di sostenibilità

Nel percorso delle PMI verso la redazione del bilancio di sostenibilità, il CFO ricopre un ruolo strategico. Abbiamo più volte parlato delle aspettative che le aziende ripongono nei CFO, ora necessariamente Digital CFO. Riteniamo che quella dell’ESG sia una sfida da giocare sull’anticipo. Occorre dunque cominciare a muoversi e programmare un piano d’azione.

Fractional&Temporary manager e criteri ESG

Su questi temi potrebbe essere molto utile affidarsi a un professionista esterno che sia in grado di portare in azienda un punto di vista più ampio e meno condizionato, non limitato dall’assorbente operatività quotidiana.

Rimandiamo a nostre precedenti considerazioni su Temporary e Fractional Manager per approfondire la funzione altamente innovativa che essi sarebbero in grado di svolgere nelle PMI.

Needs Assessment

Perché dunque non partire da un Needs Assessment per elencare le esigenze presenti e future dell’azienda in ambito Finance e non solo? Puntare a raggiungere un livello molto elevato consentirà di ottenere di certo un risultato più che soddisfacente. Siamo infatti del tutto concordi con Arnold Toynbee: un paradossale ma profondamente vero e importante principio della vita è che il modo più facile per raggiungere un obiettivo è di mirare non a quell’obiettivo in sé, ma a un traguardo ancora più ambizioso.

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