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  • Immagine del redattoreCarlo Carlotto

Comportamenti curiosi degli imprenditori delle PMI

Una precisazione iniziale

Abbiamo chiamato questo articolo “Comportamenti curiosi degli imprenditori delle PMI” ma l’intenzione era un po’ diversa. Infatti, se non ci fossero problemi di spazio ci saremmo volentieri affidati a un titolo ispirato alla grande regista cinematografica Lina Wertmüller. Per esempio questo: Perché se l’azienda ha un macchinario rotto chiama prontamente un manutentore esterno ma se il conto economico è in rosso non si rivolge invece con altrettanta immediatezza a un CFO esperto?

Avremmo anche voluto precisare che più spesso non è il risultato reddituale a preoccupare quanto la mancanza di liquidità ma ci rendiamo conto che sarebbe stato decisamente troppo anche per il più appassionato dei cinefili.


Spie

Ci sono dei segnali, “spie” però è un termine più intrigante, che raramente sbagliano. In azienda le “tensioni finanziarie” continue (uno degli eufemismi più belli usati nella circostanza) sono fra questi.

Cash is king dice Alan Miltz, come ci è già capitato di scrivere. Un modo molto elegante ed ermetico per esprimere un concetto che dalle nostre parti è più brutalmente espresso così: si fallisce per cassa e non per competenza.

La situazione di cassa (la PFN) svolge infatti in azienda un ruolo analogo a quello del termometro nella rilevazione della temperatura corporea di un individuo.

Semplicemente intendiamo dire che non va sottovalutata se risulta troppo spesso superiore ai 37,5°C, dove questo valore va definito per ogni singola azienda in funzione di vari parametri.


Perché non rivolgersi a un CFO esperto?

Non sappiamo quale sia la risposta corretta al titolo ideale di questo articolo e cioè Perché se l’azienda ha un macchinario rotto chiama prontamente un manutentore esterno ma se il conto economico è in rosso non si rivolge invece con altrettanta immediatezza a un CFO esperto?

Sulla base della nostra esperienza possiamo però provare a fare qualche supposizione. Siamo certi che se, come ci auguriamo, le leggerà qualche imprenditore non ne sarà entusiasta. Ma crediamo molto nel loro spirito autocritico per cui ci avventuriamo nelle ipotesi.


Perché rivolgersi a un CFO esperto

L’imprenditore di prima generazione (il founder) ha avuto l’intuizione (la genialità, la bravura, il coraggio, anche il necessario pizzico di fortuna, …) di risolvere un bisogno, spesso inespresso, del mercato (l’inglese pain).

La tentazione di pensare di essere competente nelle altre aree aziendali, in particolare in quella Finance (amministrazione, finanza, controllo) è umana. È difficile dunque ammettere che, in realtà, non è così. Forse può aiutare sapere che la consapevolezza delle proprie debolezze è in sé una forza.

Per ovvi motivi, abbiamo la presunzione di estendere questo suggerimento anche agli imprenditori di seconda e terza generazione.

Produzione, marketing, commerciale (non necessariamente sempre in quest’ordine) sono segmenti cruciali di ogni azienda. Ma senza l’ossigeno garantito dalla componente Finance si rischia di avere di fronte percorsi aziendali brevi.

Concludiamo le nostre riflessioni su questo punto affermando con sicurezza che il ricorso a un CFO esterno non è da considerare un costo ma un investimento. Si tratterebbe cioè di un valore pagato per consentire all’azienda di crescere senza aumentare l’importo dei costi fissi del personale. È probabilmente banale citare qui l’adagio “chi più spende meno spende” ma non conosciamo un modo più sintetico ed efficace per esprimere questo concetto.


Una soluzione semplice e immediata

Le soluzioni esistono e sono adatte a ogni tipo di azienda: dalla start up alla PMI che è già arrivata al confine dimensionale con la grande azienda.

Si chiamano: Temporary e/o Fractional manager. Nel contesto di cui stiamo trattando si declinano ulteriormente in CFO, Digital CFO, Business analyst.

Soprattutto, ribadiamo, costano decisamente meno di quanto si possa immaginare con formule contrattuali flessibili, modulabili e personalizzate.


Un esempio: risalire dall’effetto alla causa

Ci permettiamo di proporre un banalissimo esempio di come da una piccola “spia accesa” (l’effetto) si possa risalire a una possibile imperfezione strutturale del business (la causa).

L’azienda ha esaurito i castelletti bancari delle Riba sbf, è in difficoltà a rispettare i termini di pagamento dei fornitori, peggio ancora fa fatica a saldare gli impegni mensili con erario ed enti previdenziali. Eppure non ha mai fatturato tanto così. Non ci si spiega dunque perché manchi la liquidità.

Se le competenze gestionali delle risorse presenti nell’organizzazione non sono giunte ad altre conclusioni che aspettare che le cose si sistemino da sole occorre invece intervenire in fretta.

L’esperienza di un CFO che ha già vissuto situazioni simili se non esattamente uguali e che dunque sa quali siano le analisi da fare (come un dottore che prescrive al paziente gli esami medici a cui sottoporsi) può essere determinante. Magari si scopre che le modalità di pagamento concesse ai clienti e/o le relative dilazioni, non coordinate con quelle ottenute dai fornitori nel tempo hanno intasato i condotti della liquidità aziendale. La causa del problema risiede nell’area commerciale e non in quella amministrativa. Non sarà facile sistemarla ma almeno si saprà dove intervenire.

Assimilare un conto in rosso (che blocca l’operatività finanziaria) a un macchinario rotto (che immobilizza la produzione) può dunque fare la differenza per il benessere e la prosperità di un’impresa.





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