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  • Carlo Carlotto

La rilevazione periodica della Posizione Finanziaria Netta

Parlare in modo dettagliato, approfondito e “tecnico” di Posizione Finanziaria Netta è un compito che probabilmente non siamo in grado di svolgere.

Sono infatti tanti e tali i riferimenti normativi, didattici e i distinguo sull’argomento che il Digital CFO e/o il Tesoriere che operano in aziende di piccola o media dimensione cedono volentieri l’onore e l’onere della dissertazione ad altri soggetti più competenti.

Tratteremo dunque l’argomento, come del resto è avvenuto anche per gli altri temi affrontati negli articoli precedenti, sotto un profilo molto pratico: la nostra “cucina” aziendale infatti, ormai lo sapete, è molto casalinga.


Ciò non significa però che ci esimiamo dall’inquadrare il tema sotto il profilo delle definizioni.

Dunque, cosa si intende per Posizione Finanziaria Netta (PFN d’ora in avanti)?

Abbiamo sintetizzato questa: la PFN si calcola come differenza tra il totale dei debiti finanziari (a prescindere dalla loro scadenza) e le attività liquide cioè le attività finanziarie immediatamente liquidabili.


Insomma, la PFN è, in estrema sintesi il saldo tra debiti e crediti finanziari.

Da cosa sono composti i debiti finanziari?

Ai nostri fini semplificati e pragmatici diremo che si tratta sostanzialmente dei debiti verso le banche:

  • a breve (conti correnti, …);

  • a medio e lungo termine (mutui, …);

Potremmo inserirvi anche i debiti verso fornitori scaduti? Sì ma dovremmo controbilanciarli con i crediti verso clienti insoluti ma esigibili.

Potremmo comprendervi anche il Fondo tfr? Sì ma allora anche eventuali debiti verso il personale o verso gli enti previdenziali non saldati puntualmente dovrebbero essere tenuti in considerazione.

E così via per altre voci di debito.


Da cosa sono composti i crediti finanziari?

In base ai già citati criteri semplificati diremo che prenderemo in considerazione:

  • i saldi a credito dei conti bancari (c/c, depositi, …);

  • le disponibilità di cassa (contanti, assegni bancari e circolari, …). Mediamente però i valori dovrebbero essere irrisori dunque riteniamo che, prudenzialmente (vedi le considerazioni già espresse sopra), possano essere omessi;

  • titoli immediatamente liquidabili (e già qui la distinzione potrebbe non risultare agevole). Anche in questo caso, se gli importi non sono significativi, ne suggeriamo l’omissione.

E le cauzioni versate a garanzia di contratti d’affitto o di locazione oppure di utenze telefoniche, del gas o di energia elettrica, non sono forse crediti finanziari da tenere in considerazione?

Come si fa a negarlo? Si capisce però che ci infileremmo in disquisizioni da revisori contabili o da due diligence allontanandoci dal nostro ruolo quotidiano di responsabili del “portafoglio” aziendale.


Ci pare di sentire le obiezioni relative al fatto che così l’informazione non risulta completa e pertanto non adeguata a rappresentare esattamente la situazione finanziaria dell’azienda.

Tutto vero e condivisibile ma la vita in azienda è fatta di compromessi accettabili e, in situazioni non patologiche, riteniamo che sia sufficiente concentrarci sulle grandezze sopra accennate.

Magari si può fare un check up completo e approfondito una volta all’anno, sempre a uso interno però se abbiamo la fortuna di operare in un’azienda sostanzialmente sana, in cui possiamo sbizzarrirci anche in sofisticate elucubrazioni finanziarie.


Perché, ricordiamolo, la PFN deve essere tenuta costantemente sotto controllo e rilevata ufficialmente (a beneficio della direzione aziendale) almeno una volta al mese dunque è necessario che sia anche facile e, preferibilmente, automatico calcolarla.


Lo schema che suggeriamo di utilizzare è molto semplice:


Saldi banche a breve: +/(-)

Saldi banche a m/l termine: (-)

Totale PFN + (-)


La rilevazione sistematica della PFN consente di mettere a confronto i valori rilevati nei vari mesi (e negli stessi periodi degli anni precedenti) determinandone il trend e gli scostamenti.

Saranno sufficienti pochi mesi per disporre di una cospicua serie di informazioni che costituiranno per il Tesoriere e il Digital CFO la base dati indispensabile per redigere analisi e previsioni. In questo modo la PFN assurge a strumento di lavoro indispensabile nella propria cassetta degli attrezzi.


Non lo abbiamo ancora detto ma la PFN rivela le condizioni della liquidità aziendale e in particolare permette di valutare:

  • il livello complessivo dell’indebitamento dell’impresa;

  • la solidità della struttura patrimoniale se rapportata al valore del Patrimonio Netto;

  • la capacità di restituzione del debito se rapportata al Fatturato o all’EBITDA (in quello che è forse il più implacabile, perché di fatto non “manipolabile”, degli indici aziendali).


A questo punto risulta evidente (ci permettiamo di dire) l’importanza assoluta della PFN e la necessità di controllarla sistematicamente, un po’ come abbiamo imparato a usare (grazie alla pandemia) i rilevatori istantanei di temperatura corporea.

Sta al Digital CFO stabilire a che valori di PFN corrispondano i ben noti 37,5 C°!


Se avete ancora voglia di seguirci in questo viaggio nel mondo non proprio tranquillo del Digital CFO, munitevi di un termometro adatto per i finanziamenti a medio/lungo termine perché è di questo che tratteremo nel prossimo articolo.


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