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  • Immagine del redattoreCarlo Carlotto

Il controllo di gestione scomposto

Aggiornamento: 28 apr

Quando si parla di scomposizione in ambito culinario ci si riferisce alla pratica di destrutturare o separare gli elementi tradizionali di un piatto o di un dolce e presentarli in modo diverso o in forme individuali. Nel caso del tiramisù scomposto, per esempio, invece di assemblare gli ingredienti tradizionali in strati, si possono presentare gli elementi separatamente o in modi creativi. Potrebbe cioè essere servita una crema al mascarpone in una coppetta, i savoiardi potrebbero essere presentati croccanti o sbriciolati separatamente e il caffè potrebbe essere utilizzato in forma di gelato. La scomposizione di piatti tradizionali è sicuramente una forma di espressione gastronomica creativa. E per farvi un’idea più diretta e pratica potete dare un’occhiata qui

Tutt’altra cosa sono invece le fratture scomposte… ma è meglio non allargarsi troppo e “stare sul pezzo”.


Abbiamo trattato più volte l’argomento controllo di gestione (per esempio parlando del benchmark) sempre però in modo indiretto definendone segmenti del perimetro anziché trattandone il contenuto in maniera puntuale. Nemmeno questa volta cambieremo approccio.


Il controllo di gestione “strutturato”

Lasciamo la trattazione articolata del controllo di gestione a Wikipedia e a Maia Management. Proviamo invece a sintetizzare il concetto di “controllo di gestione strutturato” per poterlo confrontare con quello che abbiamo definito “scomposto”.

Pensiamo dunque a un approccio organizzato e metodico per gestire e monitorare le attività di un’organizzazione al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati. Tipicamente si tratta del budget ma non è scontato e neppure necessario. L’attività implica l’implementazione di procedure, processi e strumenti definiti per valutare le prestazioni, identificare eventuali deviazioni rispetto ai fini prefissati e adottare eventuali misure correttive necessarie.

Solitamente, in estrema sintesi, gli elementi essenziali del controllo di gestione strutturato sono:

  • la pianificazione,

  • la misurazione delle prestazioni,

  • il monitoraggio,

  • l’analisi e il reporting,

  • le azioni correttive.

I “capitoli” in cui si articola il controllo di gestione sono di solito (ma non solo):


Il controllo di gestione “stile Sudoku

Chat Gpt ci dice che il Sudoku è un popolare rompicapo numerico che consiste in una griglia 9x9 divisa in sotto-griglie 3x3, chiamate “regioni”. L’obiettivo del gioco è colmare tutte le caselle vuote della griglia con numeri da 1 a 9, in modo che ogni riga, ogni colonna e ogni regione contenga esattamente una volta ciascun numero da 1 a 9. In altre parole, ogni numero deve apparire una sola volta in ogni riga, colonna e regione. La disposizione iniziale di alcuni numeri nella griglia fornisce un punto di partenza per risolvere il puzzle e il giocatore deve quindi dedurre la posizione dei numeri mancanti utilizzando la logica e l’eliminazione. Il Sudoku è un gioco che richiede concentrazione, logica e capacità di risolvere problemi, ed è ampiamente apprezzato come passatempo e sfida mentale.



In rete si trova tutto dunque anche le tecniche per risolvere uno schema di Sudoku. Uno dei metodi che ci pare più adatto a motivare il concetto di “controllo di gestione scomposto” (per questo abbiamo tirato in ballo il Sudoku) è quello di esaminare attentamente prima le righe e poi le colonne. Per analogia potremmo dire: 

  • righe: approccio organico/strutturato,

  • colonne: approccio scomposto.

o viceversa, naturalmente.

Sono due modalità complementari e non alternative, parallele, sviluppate con l’unico intento di arrivare in fretta e correttamente al miglior risultato possibile.

I costi e i ricavi aziendali (e torniamo in azienda salutando e ringraziando il Sudoku) sono cioè visti sia complessivamente in modo funzionale (potremmo dire anche olistico?), per esempio per segmenti funzionali del conto economico riclassificato, che anche in versione “verticale”, per categoria cioè.


Il controllo “verticale”

Le categorie di analisi cui ci riferiamo variano in relazione alla tipologia di business e all’organizzazione dell’azienda e sono, per esempio:

  • Immobili: di proprietà, in affitto, in leasing

  • Immobilizzazioni immateriali

  • Macchinari, impianti e strumentazioni

  • Automezzi e autovetture

  • Energia

  • Costi per telecomunicazioni: telefono fisso, telefono mobile, internet, “devices”, …

  • Personale dipendente

  • Assicurazioni

  • Consulenze esterne: legali, amministrative, fiscali, tecniche, …

  • Oneri finanziari: interessi, commissioni, provvigioni, spese, …

Avremo occasione di parlarne più in dettaglio.

Ora necessitiamo di una pausa (magari con un tiramisù).


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