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  • Immagine del redattoreCarlo Carlotto

La contabilità continua (e anche un po’ analitica) (I)

Non credo che fra Luca Bartolomeo de Pacioli (Sansepolcro 1445 circa – Roma 1517) quando inventò la partita doppia, e di fatto la ragioneria, immaginasse quanto a lungo nel tempo e nello spazio si sarebbe spinta la sua creatura.

Nel 1494 infatti Pacioli, nel libro “Summa de Arithmetica, Geometria, Proportioni et Proportionalità”, spiegava che ogni transazione contabile poteva essere rilevata attraverso due registri, una volta come addebito (l’attuale Dare) e un’altra come accredito (l’attuale Avere), in modo che gli stessi fossero sempre in equilibrio.


Del merito che Joahnn Wolfgang Goethe, quasi tre secoli dopo, riconobbe al sistema (La contabilità in partita doppia … è una delle più belle invenzioni dello spirito umano e ogni buon amministratore dovrebbe introdurla nella sua economia) abbiamo già avuto modo di dire.


Per ammantare di grande letteratura un argomento ritenuto in apparenza (ingiustamente secondo noi) arido, permetteteci di concludere questa introduzione con le parole di insuperabile prosa poetica che Beppe Fenoglio fa meditare, rivolte al padre, al partigiano Johnny nell’omonimo romanzo del 1968. “L’unica maniera di ripagarlo, pensava ora, sarebbe stata d’amare suo figlio come il padre aveva amato lui: a lui non ne verrà niente, ma il conto sarà pareggiato nel libro mastro della vita.”


Ora finalmente siamo pronti a cominciare questo percorso distribuito in più articoli su sentieri ancora forse poco battuti della partita doppia, entità che più che metodo, dovrebbe essere definito linguaggio, come afferma una nostra collega.

E come tutte le lingue vive, anche la partita doppia, che da ora in avanti indicheremo con il termine più diffuso di contabilità generale, è in continua evoluzione per adattarsi alle esigenze multiformi e in incessante cambiamento della difficile vita quotidiana delle persone e, nel nostro caso per analogia, delle aziende.


Siamo consapevoli che non può esistere l’amministrazione senza elementi (genericamente il business e i suoi frutti) da amministrare ma il business senza amministrazione va poco lontano. Per questo crediamo nell’importanza imprescindibile della contabilità in qualunque tipo di azienda. Siamo però anche consci che il ragioniere non può pensare di continuare a vivere nella propria torre di avorio convinto che il suo ruolo prescinda dall’andamento dell’impresa e che la sua funzione debba limitarsi a prendere atto di ciò che succede, per giunta ritenendo di non essere responsabile neppure per un po’ dei risultati.

Sono forse ovvietà e concetti risaputi? Nel caso ce ne scusiamo ma ci è capitato più volte e ancora oggi succede con frequenza di imbatterci in realtà in cui il settore della contabilità (in senso lato in quanto comprende a nostro avviso anche il settore degli acquisti e del personale, per esempio) non è considerato parte integrante ed essenziale della squadra. E alla lunga questo grave difetto organizzativo (non sapremmo come definirlo diversamente) contribuisce al declino economico e finanziario delle aziende.

In sintesi, come abbiamo già scritto (Il manuale delle procedure del DCFO), l’amministrazione non deve costituire una zavorra per l’impresa rendendole più difficile essere competitiva sul mercato.

Cosa ci starebbe a fare altrimenti il Digital CFO?


Qui proveremo a indicare alcune modalità attraverso le quali il responsabile della contabilità può svestire i panni del ragionier Ugo Fantozzi (entrato anch’egli tra i personaggi della letteratura prima ancora che del cinema grazie all’intelligenza e all’esperienza sul campo del suo creatore Paolo Villaggio) e indossare quelli del compagno di squadra che gioca in difesa ma su cui tutti gli altri colleghi sanno di poter contare (involontario gioco di parole) e di potersi fidare anche per alleggerire la pressione degli avversari (i concorrenti ma non solo).


Per “contabilità continua” non ci riferiamo al fatto che la partita doppia ha ormai una storia di oltre cinque secoli (anche se il titolo non sarebbe suonato male) ma alla modalità di viverla in azienda. Vediamo di spiegarci facendo riferimento alla didattica interpretata, come nostro solito, in maniera un po’ artigianale ma, ci auguriamo, efficace.

La letteratura tecnica sull’argomento classifica le operazioni contabili in due principali categorie.

Operazioni di base

È la “prima nota”, il “brogliaccio” di un tempo. (Oggi è diventata o dovrebbe diventare “l’unica nota” nella logica di registrare i movimenti nel momento stesso in cui si verificano e in modo definitivo. È proprio di questa evoluzione che parleremo.)

Scritture di assestamento

Sono quelle che si effettuano al termine dell’esercizio per trasformare i valori ricavabili dal libro mastro in valori di bilancio. Si distinguono in: scritture di completamento, scritture di integrazione, scritture di rettifica, scritture di ammortamento.


Riteniamo che questa distinzione teorica che separa di fatto nettamente i tempi della contabilità generale in “quotidianità” e “tempo di bilancio” debba essere superata per rispondere alle mutate esigenze competitive delle aziende.

Dite che la cesura è già stata sanata “da mò” con l’introduzione della funzione di controllo di gestione? Avete ragione! Stiamo semplicemente sostenendo che già il contabile nella sua operatività ordinaria può evitare il crearsi della citata profonda frattura temporale, a nostro avviso dannosa per l’impresa.

Nulla di eccezionale dunque, più facile a farsi che dirsi. Ed è ciò che vorremmo dimostrare con questo lavoro.


Per quanto riguarda invece il riferimento alla contabilità analitica nel titolo preferiamo parlarne al momento opportuno, se avrete la bontà e la pazienza di continuare a seguirci.



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