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  • Immagine del redattoreCarlo Carlotto

La contabilità continua (e anche un po’ analitica) (VIII)

Vediamo come, nel sistema unico integrato di contabilità, il piano dei conti possa essere impostato per essere utile al controllo di gestione.


Limitatamente a quelli di natura economica, possiamo distinguere i conti in tre grandi categorie:

  • Civilistici. Rispondono alle esigenze di redazione del bilancio in base alla normativa della IV Direttiva CEE e dunque del Codice Civile.

  • Fiscali. Sono di fatto un sottogruppo di quelli civilistici e raccolgono informazioni per agevolare la redazione della dichiarazione dei redditi. Come abbiamo soltanto accennato in precedenza siamo consapevoli che in realtà aziendali non strutturate faccia molto comodo usare questi conti a mo’ di promemoria per il commercialista/fiscalista. L’idea però di aggiungere anche il punto di vista tributario in mezzo a quelli civilistico e gestionale non ci esalta particolarmente. Preferiremmo infatti gestire extra-contabilmente gli aspetti legati alla deducibilità dei costi (ed eventualmente l’imponibilità dei ricavi) per non “inquinare” le altre due logiche esistenti, in particolare quella gestionale. De gustibus…

  • Gestionali. Sono i protagonisti del presente articolo. Li esamineremo dunque più in dettaglio.


Conti gestionali

Crediamo che l’esposizione pratica sia più efficace. Facciamo pertanto un esempio.

L’azienda potrebbe voler disporre di dati di maggior dettaglio relativamente ai costi di manutenzione del proprio parco automezzi.

Non intende dunque limitare la rilevazione delle relative spese a un generico conto “Manutenzione automezzi” ma articolarle maggiormente.

Tipo:

  • Manutenzione carrozzeria

  • Manutenzione impianto elettrico

  • Manutenzione motore

  • Pneumatici

  • ….

Aprirà dunque più conti specifici, eventualmente anche differenziandoli tra autocarri e autovetture.

Si tratta cioè di “trasformare” un conto generico di generale (civilistico) in enne conti analitici (gestionali).


Ecco un altro esempio.

L’azienda potrebbe voler distinguere le spese per energia elettrica sui vari stabilimenti o sulle distinte linee di produzione ubicate all’interno di uno stesso edificio (o altre combinazioni del genere). Inoltre potrebbe disporre di un’unica fattura periodica o di fatture distinte per ubicazione.

In questo caso identificherà il sistema più efficiente per individuare gli oneri relativi allo stabilimento o al reparto (meglio se con automatismi extra-contabili basati verosimilmente su fogli di calcolo) quindi li imputerà su conti del tipo:

  • Energia elettrica stabilimento A

  • Energia elettrica stabilimento B

  • ….

oppure

  • Energia elettrica linea Alfa

  • Energia elettrica linea Beta

Si tratta cioè di utilizzare un unico conto individuato per natura (civilistico) “distribuendolo” su più entità contabili (gestionali).


Gli esempi possono continuare numerosi in relazione alle peculiarità di ogni azienda, alle esigenze di controllo ma, anche e soprattutto, in base alla capacità creativa del controller e/o del Digital CFO di progettare un efficace sistema contabile-gestionale.


La sintesi è che, se di dispone di adeguate competenza ed esperienza, con il sistema contabile unico integrato (la “nostra” analitica della generale), si possono prendere due piccioni con una fava. E se lo dice la Treccani…


Il nostro viaggio nel mondo del Digital CFO continua.




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