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La contabilità continua (e anche un po’ analitica) (II)

La contabilità si può fare anche “dopo” ma l’amministrazione deve essere in “tempo reale”.

Abbiamo deciso di partire in modo brusco e diretto (forse anche lessicalmente discutibile) per tracciare un confine netto tra gli adempimenti richiesti dalle leggi (il codice civile e le innumerevoli norme fiscali) e le attività vitali dell’azienda.

Per essere ancora più brutali: certe operazioni devono essere fatte perché siamo obbligati e altre perché sono essenziali.

Abbiamo visto come la partita doppia sia quasi un’arte, ora ci spingiamo ad affermare che è un raffinato strumento artistico indispensabile per amministrare l’azienda.

Non crediamo di esagerare e chiamiamo a conforto, tanto per non cambiare, la Treccani (https://www.treccani.it).

Amministrazióne - sostantivo femminile [dal latino. administratio -onis, derivato di administrare «amministrare»].

– 1. A. Atto e ufficio di chi amministra; in senso generico: l’atto dello stato, di un comune.

Più specificamente, attività diretta alla gestione di un patrimonio, di un bene o complesso di beni, generalmente altrui e nell’interesse del titolare, sia esso persona fisica oppure giuridica (ma anche di beni proprî), allo scopo di conservarli nello stato e valore attuali impedendone il deterioramento, e di mantenere o incrementarne la capacità produttiva.

Vi risparmiamo le altre quarantatré righe della definizione.

Secondo noi, aspettare a “tirare giù i conti” a fine anno è pertanto un’azione di pessima amministrazione. Ma pure farlo ogni sei mesi. Accordiamoci su una scadenza trimestrale ma soltanto per non discutere oltre.

Quando parliamo di contabilità continua però abbiamo in mente un orizzonte temporale di un mese al massimo.

Un bravo Digital CFO per mettere in condizione l’amministratore della propria società di gestire il complesso di beni rappresentato dall’azienda (“L’azienda è il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa” articolo 2555 Codice Civile) fa ricorso a diversi tipi di contabilità: quella generale ma pure quella analitica e quella finanziaria per citare le principali.

Alessandro Immobile, Ceo di Imment, nell’intento di collegare due mondi tradizionalmente molto diversi e distanti l’uno dall’altro, quello del commerciale nel senso più ampio del termine e quello dell’amministrazione, afferma che la contabilità è una metrica (per la definizione del termine vedi l’articolo introduttivo sul budget ) e si azzarda perfino a sostenere che, se fosse inventata oggi la contabilità si chiamerebbe metrica. Non sappiamo se abbia ragione (del resto manca la controprova) ma condividiamo il pensiero.

La contabilità continua come la intendiamo noi è dunque una metrica che contribuisce a unire le varie anime dell’azienda nell’intento comune di creare valore. Perché se continui a fare sempre le stesse cose, otterrai gli stessi risultati (Albert Einstein).

Chiudiamo qui la parte introduttiva teorico-filosofica per dedicarci agli aspetti pratici e vedere come i concetti sopra citati possano essere applicati in azienda.

Lo faremo nei prossimi articoli.